Agevolazioni prima casa: trasferimento della residenza all’estero

    

                                            

    

Agevolazioni prima casa: trasferimento della residenza all’estero

    

02 AGO L’Agenzia delle entrate, con la risposta del 1° agosto 2022, n. 399, ha fornito chiarimenti sul mantenimento dell’agevolazione prima casa e successivo trasferimento della residenza all’estero e mantenimento dell’agevolazione prima casa.

Nel caso di specie, il contribuente ha acquistato, in data 8 marzo 2020, un appartamento nel Comune italiano usufruendo dell’agevolazione prima casa; ha, poi, trasferito la residenza per immigrazione all’estero il 26 ottobre 2020, data dalla quale risulta iscritto nei servizi demografici nel predetto Comune; ha, successivamente, disdetto la propria residenza italiana presso il Comune in data 6 aprile 2021 per emigrazione nel Paese estero, perché a causa della pandemia da Covid-19 il centro dei suoi interessi vitali rimarrà in tale Paese per diversi anni.
Ciò posto, l’istante chiede se il trasferimento della propria residenza dopo aver usufruito dell’agevolazione prima casa possa comportare, come conseguenza, il pagamento dell’imposta di registro nella misura ordinaria, come previsto per gli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di beni immobili dall’articolo 1 della Tariffa, Parte prima, allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 anziché nella misura agevolata.

Le agevolazioni previste per l’acquisto della “prima casa”, spettano all’acquirente, anche non residente, qualora ricorrano le condizioni stabilite dalla Nota II- bis all’articolo 1 della Tariffa, Parte prima, allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131. In particolare:
a) che l’immobile sia ubicato nel territorio del Comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui l’acquirente svolge la propria attività ovvero, se trasferito all’estero per ragioni di lavoro, in quello in cui ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipende ovvero, nel caso in cui l’acquirente sia cittadino italiano emigrato all’estero, che l’immobile sia acquistato come ” prima casa” sul territorio italiano. La dichiarazione di voler stabilire la residenza nel Comune ove è ubicato l’immobile acquistato deve essere resa, a pena di decadenza, dall’acquirente nell’atto di acquisto;
b) che nell’atto di acquisto, l’acquirente dichiari di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare;
c) che nell’atto di acquisto, l’acquirente dichiari di non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con le agevolazioni in questione.
Per quanto concerne la residenza, è stato chiarito che, ai fini dell’agevolazione ” prima casa”, fa fede la data della dichiarazione di trasferimento resa dall’interessato al Comune (circolari 2 marzo 1994, n. 1; 1 marzo 2001, n. 19; 12 agosto 2005, n.38/E).
In tal senso, si è espressa anche la Corte di Cassazione con la sentenza 6 febbraio 2015, n. 2181 nella quale si precisa che ” quanto alla determinazione della residenza, il dato anagrafico prevale sulle risultanze fattuali in base al principio della unicità del procedimento amministrativo inteso al mutamento della iscrizione anagrafica, sancito dall’art. 18, comma 2, D.P.R. n. 223 del 1989, che, nell’affermare la necessità della saldatura temporale tra cancellazione dall’anagrafe del Comune precedente e iscrizione in quella del Comune di nuova residenza, stabilisce che la decorrenza è quella della dichiarazione di trasferimento resa dall’interessato nel Comune di nuova residenza.
Ciò posto, una volta che l’acquirente abbia soddisfatto la condizione di cui alla richiamata lettera a) della Nota II- bis secondo le modalità evidenziate nei citati documenti di prassi ed entro il termine di legge, lo spostamento successivo della residenza dal Comune in cui è situato l’immobile agevolato non comporta la decadenza dall’agevolazione in argomento e non è dovuto il pagamento di ulteriore imposta (Corte di Cassazione, sentenza del 15 luglio 2016, n. 14510).
Resta fermo che la titolarità del diritto di proprietà di una casa di abitazione acquistata con le agevolazioni in argomento impedisce la fruizione delle medesime agevolazioni in relazione ad altro immobile su tutto il territorio nazionale, ai sensi della lettera c) della Nota II- bis all’articolo 1 della citata Tariffa, Parte prima.
Infine, la richiamata Nota II- bis, al comma 4 prevede espressamente che in caso di trasferimento per atto a titolo oneroso o gratuito degli immobili acquistati con i benefici descritti prima del decorso del termine di cinque anni dalla data del loro acquisto, sono dovute le imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura ordinaria, nonché una sovrattassa pari al 30 per cento delle stesse imposte. Sono dovuti gli interessi di mora di cui al comma 4 dell’articolo 55 del presente testo unico. Le predette disposizioni non si applicano nel caso in cui il contribuente, entro un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato con i benefici di cui al presente articolo, proceda all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale.

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