Bonus beni strumentali escluso per le operazioni di cessione e riacquisto

    

                                    

    

21 GIU 2022 L’operazione di cessione e immediato riacquisto di un bene strumentale a prezzo maggiorato a scopo di finanziamento, non può fruire della detrazione d’imposta prevista dall’agevolazione beni strumentali (Corte di cassazione – ordinanza 17 giugno 2022, n. 19702).

Il caso di specie si riferisce ad una operazione di cessione e immediato riacquisto di un bene strumentale a prezzo maggiorato allo scopo di acquisire liquidità immediata e di conservare al contempo l’uso del bene, senza, quindi, che fosse prevista la sua movimentazione fisica.

Per l’Agenzia delle Entrate, l’operazione era da considerare fittizia in quanto il contribuente, in realtà, attraverso un’operazione oggettivamente inesistente (la vendita simulata del bene strumentale), si era precostituito un credito IVA (risultante dalla fattura di acquisto di un bene mai ceduto), con conseguente danno per l’Erario.

A riguardo i giudici della Corte hanno riaffermato un recente indirizzo in materia di sale and sale back, secondo il quale: ai sensi degli artt. 10, par. 2, e 17, par. 1, della sesta direttiva 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati Membri relative alle imposte sulla cifra degli affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, applicabile alle operazioni in esame ratione temporis, il diritto alla detrazione nasce quando l’imposta detraibile diventa esigibile, ossia all’atto della cessione di beni o della prestazione di servizi.

Da ciò consegue che il diritto a detrazione è legato alla realizzazione effettiva della cessione di beni o della prestazione di servizi, con l’effetto ulteriore che, in difetto della cessione effettiva dei beni ovvero della prestazione, dei servizi, un siffatto diritto non può sorgere, non essendo sufficiente che di essa sia fatta menzione nella relativa fattura. Ne deriva che il diritto alla detrazione è subordinato alla condizione che le operazioni corrispondenti siano state effettivamente realizzate, non ostandovi il principio della neutralità fiscale, il quale, costituendo la traduzione del principio generale della parità di trattamento, consente un trattamento differenziato degli operatori economici in assenza di operazioni imponibili rispetto a quelli che hanno posto in essere un’operazione imponibile effettivamente realizzata.

Inoltre, va detto, che il principio della neutralità fiscale non osta al diniego di detrarre l’IVA a monte opposto al destinatario di una fattura, a ragione dell’assenza di un’operazione imponibile, anche se, nell’avviso di accertamento in rettifica indirizzato all’emittente della fattura, l’IVA dichiarata da quest’ultimo non è stata rettificata. Il diritto alla detrazione dell’IVA. richiede, dunque, quale sua condizione sostanziale che l’operazione imponibile sia effettivamente realizzata, indipendentemente dagli scopi e dai risultati della stessa, senza che l’Amministrazione finanziaria sia obbligata a procedere ad indagini dirette ad accertare la volontà del soggetto passivo, o a tener conto dell’intenzione di un operatore, diverso dal soggetto passivo, che intervenga nella stessa catena di cessioni. La buona o mala fede del soggetto passivo che chiede la detrazione dell’IVA non incide infatti sulla questione se la cessione sia effettuata ai sensi dell’art. 10, par. 2 della sesta direttiva sopra menzionata. Sotto altro aspetto, poi, si rileva che, una volta accertata l’assenza dell’operazione, non è configurabile la buona fede dell’operatore, il quale sa di certo se e in quale misura ha effettivamente ricevuto il bene o la prestazione per cui ha versato il corrispettivo.

Pertanto, non essendo ravvisabile nel caso in esame una cessione imponibile ai fini dell’IVA, va escluso l’esercizio del diritto di detrazione.

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