Cooperative di lavoro: minimale contributivo in caso di crisi,aziendale

    

                                                                    

    

09 GIU 2022 Riguardo agli obblighi previdenziali delle cooperative di lavoro che adottano piani di crisi aziendali, in conformità al principio che sancisce la deroga all’applicazione del minimale contributivo, l’Inps ha avviato il riesame delle controversie in essere per l’annullamento in autotutela della pretesa contributiva. (Messaggio 08 giugno 2022, n. 2350).

La disciplina delle cooperative di lavoro consente all’assemblea dei soci di deliberare, all’occorrenza, un piano di crisi aziendale, nel quale siano salvaguardati, per quanto possibile, i livelli occupazionali.
Al fine di evitare possibili abusi a danno dei soci lavoratori, la deliberazione del “piano di crisi aziendale” deve contenere elementi adeguati e sufficienti tali da esplicitare:
– l’effettività dello stato di crisi aziendale che richiede gli interventi straordinari consentiti dalla legge;
– la temporaneità dello stato di crisi e dei relativi interventi;
– uno stretto nesso di causalità tra lo stato di crisi aziendale e l’applicabilità ai soci lavoratori degli interventi in esame.
Tra le misure attuabili nell’ambito di tale piano vi è la possibilità di “ridurre temporaneamente i trattamenti economici dei soci lavoratori”, a condizione che sia disciplinato dal regolamento interno della cooperativa. Contestualmente, però, deve essere stabilito il divieto, per l’intera durata del piano, di distribuire eventuali utili.
Tale previsione produce effetti sulla contribuzione previdenziale ed assicurativa, ed in particolare sulla determinazione e quantificazione del minimale contributivo.

La disciplina in materia di minimale contributivo stabilisce che “la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi di previdenza e di assistenza sociale non può essere inferiore all’importo delle retribuzioni stabilito da leggi, regolamenti, contratti collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale, ovvero da accordi collettivi o contratti individuali, qualora ne derivi una retribuzione di importo superiore a quello previsto dal contratto collettivo”.
La disciplina delle cooperative di lavoro a sua volta stabilisce che “ai fini della contribuzione previdenziale ed assicurativa si fa riferimento alle normative vigenti previste per le diverse tipologie di rapporti di lavoro adottabili dal regolamento delle società cooperative nei limiti, tra l’altro, della previsione che consente la riduzione temporanea del trattamento economico dei soci lavoratori nei casi di crisi aziendale”.
In altri termini, la suddetta disposizione, introduce una integrazione di fonte legale della disciplina sui minimali contributivi; la stessa legge sulle cooperative (D.Lgs. n. 142/2001) abilita in tal senso, con carattere di generalità e in modo diretto, i regolamenti interni delle cooperative.

È prevista, dunque, in via sistematica, una specifica ipotesi di “deroga” alla disciplina del minimale contributivo.

Pertanto, ricorrendone i presupposti, nei casi in cui sia adottato dalle cooperative di lavoro un piano di crisi aziendale che, secondo la previsione del regolamento interno, stabilisca la temporanea riduzione del trattamento economico dei soci lavoratori, limitatamente al periodo di durata del piano stesso, l’obbligazione contributiva deve essere quantificata sulla base di un imponibile corrispondente alle somme effettivamente corrisposte ai lavoratori, nel rispetto tuttavia del minimale contributivo giornaliero.

Sulla base di tale principio, affermato dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali con interpello n. 48/2009, l’Inps ha avviato un riesame dei provvedimenti concernenti la fattispecie in esame, disponendo l’annullamento in autotutela nei casi in cui le cooperative abbiano operato secondo i criteri suesposti.

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