Decreto congedi parentali e permessi: primi chiarimenti dall’INL

    

                                            

    

Dal 13 agosto 2022 sono in vigore le nuove disposizioni in materia di congedi e permessi di genitori e prestatori di assistenza, finalizzate a conseguire un maggior equilibrio tra attività professionale e vita familiare, attraverso la condivisione delle responsabilità di cura tra uomini e donne e la parità di genere in ambito lavorativo e familiare. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro fornisce le prime indicazioni (Nota 06 settembre 2022, n. 9550).

Congedo di paternità obbligatorio

Viene introdotto in modo strutturale il congedo di paternità obbligatorio, in base al quale “il padre lavoratore, dai due mesi precedenti la data presunta del parto ed entro i cinque mesi successivi, si astiene dal lavoro per un periodo di dieci giorni lavorativi, non frazionabili ad ore, da utilizzare anche in via non continuativa. Il congedo è fruibile, entro lo stesso arco temporale, anche in caso di morte perinatale del figlio”.
Tale congedo si aggiunge al congedo di paternità alternativo, spettante al padre in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre, in alternativa al congedo di maternità.
Nelle more di eventuali chiarimenti condivisi con il Ministero del lavoro, l’INL precisa che il congedo di paternità:
a) spetta per un periodo di dieci giorni lavorativi;
b) è fruibile dai due mesi precedenti la data presunta del parto fino ai cinque mesi successivi alla nascita;
c) non è frazionabile ad ore ma può essere utilizzato anche in modo non continuativo;
d) è fruibile anche in caso di morte perinatale del figlio, entro lo stesso arco temporale;
e) si applica anche al padre adottivo o affidatario;
f) può essere fruito anche durante il congedo di maternità della madre lavoratrice;
g) è compatibile con la fruizione (non negli stessi giorni) del congedo di paternità alternativo nei casi specificamente previsti;
h) dà diritto a un’indennità giornaliera pari al 100 per cento della retribuzione ed, in particolare, il trattamento economico e normativo è determinato ai sensi dell’art. 29 del D.L. n. 151/2001 e il trattamento previdenziale è quello previsto dall’art. 30 del D.L. n. 151/2001;
i) è raddoppiato a 20 giorni, in caso di parto plurimo.
Vige, inoltre, il divieto di licenziamento del padre lavoratore in caso di fruizione del congedo di paternità (obbligatorio o facoltativo), per la durata del congedo stesso e fino al compimento di un anno di età del bambino; in caso di dimissioni, nel periodo in cui è previsto il divieto di licenziamento, al padre che ha fruito del congedo di paternità spettano le indennità previste da disposizioni di legge e contrattuali in caso di licenziamento (indennità di preavviso, NASPI) e non è tenuto al preavviso.
Per l’esercizio del diritto al congedo di paternità, il lavoratore padre deve comunicare i giorni in cui intende fruirne, “con un anticipo non minore di cinque giorni, ove possibile in relazione all’evento nascita, sulla base della data presunta del parto”.

    

       

       

           

       

    

                DIPENDENTI P.A.

               

               

               

Riguardo ai dipendenti delle pubbliche                 amministrazioni, l’INL precisa che nelle more degli                 adeguamenti dei moduli applicativi la comunicazione di fruizione                 del congedo di paternità può essere inoltrata con                 e-mail al Dirigente di sede/ Responsabile del Processo con                 l’indicazione dei giorni in cui intende fruirne; tale                 comunicazione non è soggetta ad autorizzazione sempreché                 sia rispettata la tempistica di richiesta. Successivamente                 all’adeguamento del sistema informatico, le richieste già                 presentate a mezzo e-mail dovranno essere inserite nello stesso,                 al fine di permettere il corretto calcolo dei giustificativi di                 assenza e presenza.

           

Congedo parentale per genitori lavoratori dipendenti

È stata modificata la disposizione del congedo parentale per genitori lavoratori dipendenti.
In base alla nuova norma, alla madre e al padre, fino al dodicesimo anno (e non più fino al sesto anno) di vita del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento) spetta un periodo indennizzabile di 3 mesi, non trasferibili all’altro genitore; entrambi i genitori hanno, altresì, diritto, in alternativa tra loro, a un ulteriore periodo indennizzabile della durata complessiva di 3 mesi, per un periodo massimo complessivo indennizzabile tra i genitori di 9 mesi (e non più 6 mesi).
Restano invariati i limiti massimi individuali e di entrambi i genitori:
– la madre può fruire di massimo 6 mesi di congedo parentale per ogni figlio entro i primi dodici anni di vita o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento;
– il padre può fruire di massimo 6 mesi (elevabili a 7 mesi nel caso in cui si astenga per un periodo intero o frazionato non inferiore a 3 mesi) per ogni figlio entro i primi dodici anni di vita o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento;
– entrambi i genitori possono fruire complessivamente massimo di 10 mesi di congedo parentale (elevabili a 11 mesi nel caso in cui il padre si astenga per un periodo intero o frazionato non inferiore a 3 mesi) per ogni figlio entro i primi dodici anni di vita o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento.
Al genitore solo, nella cui definizione deve intendersi incluso anche il genitore nei confronti del quale sia stato disposto l’affidamento esclusivo del figlio, sono riconosciuti 11 mesi (e non più 10 mesi) continuativi o frazionati di congedo parentale, di cui 9 mesi (e non più 6 mesi) sono indennizzabili al 30 per cento della retribuzione. Nel caso di affidamento esclusivo del figlio, l’altro genitore perde il diritto al congedo non ancora utilizzato.

Per i periodi di congedo parentale ulteriori ai 9 mesi indennizzabili per entrambi i genitori o per il genitore solo, è dovuta, fino al dodicesimo anno (e non più fino all’ottavo anno) di vita del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento), un’indennità pari al 30 per cento della retribuzione, a condizione che il reddito individuale dell’interessato sia inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria.

Allo stesso modo, ai genitori di minori con handicap in situazione di gravità, che hanno diritto, entro il compimento del dodicesimo anno di vita del bambino, al prolungamento del congedo parentale, è dovuta un’indennità pari al 30 per cento della retribuzione, per tutto il periodo di prolungamento.

Le suddette modifiche si applicano anche in caso di adozione nazionale ed internazionale e di affidamento. Pertanto, l’indennità del 30 per cento è dovuta, per il periodo massimo complessivo previsto dei 9 mesi, entro i 12 anni dall’ingresso del minore in famiglia e comunque non oltre il raggiungimento della maggiore età.

I periodi di congedo parentale sono computati nell’anzianità di servizio e non comportano riduzione di ferie, riposi, tredicesima mensilità o gratifica natalizia, ad eccezione degli emolumenti accessori connessi all’effettiva presenza in servizio, salvo eventuali discipline di maggior favore della contrattazione collettiva.

    

       

       

           

       

    

                DIPENDENTI P.A.

               

               

               

Riguardo ai dipendenti delle pubbliche                 amministrazioni, l’INL precisa che resta ferma la                 previsione di maggior favore contenuta nell’art. 28, c. 3                 del CCNL 2019-2021, che riconosce, nell’ambito del congedo                 parentale previsto per ciascun figlio, l’intera                 retribuzione alle lavoratrici madri o in alternativa ai                 lavoratori padri, per i primi trenta giorni di congedo, computati                 complessivamente per entrambi i genitori e fruibili anche                 frazionatamente.
I periodi di assenza per congedo parentale,                 nel caso di fruizione continuativa, comprendono anche gli                 eventuali giorni festivi che ricadano all’interno degli                 stessi. Tale modalità di computo trova applicazione anche                 nel caso di fruizione frazionata, ove i diversi periodi di                 assenza non siano intervallati dal ritorno al lavoro del                 lavoratore o della lavoratrice (art. 28, c. 5, CCNL                 2019-2021).
Per la fruizione dei congedi parentali, dovrà                 essere inserita apposita istanza sul modulo “Richieste”                 del sistema informativo di gestione delle presenze, almeno cinque                 giorni prima della data di decorrenza del periodo di astensione,                 salvo che ricorrano particolari e comprovate situazioni                 personali, in presenza delle quali la domanda potrà essere                 presentata entro le quarantotto ore precedenti l’inizio del                 periodo di astensione dal lavoro, utilizzando i seguenti                 codici:
– FA1 (Congedo parentale a giorni – retribuzione al                 100%);
– FA5 (Congedo parentale a giorni – retribuzione al                 30%);
– FA6 (Congedo parentale a giorni non retribuito);
–                 F1H (Congedo parentale a ore – retribuzione al 100%);
– F5H                 (Congedo parentale a ore – retribuzione al 30%);
– F6H                 (Congedo parentale a ore non retribuito).
La fruizione dei                 congedi parentali viene resa disponibile sul sistema informatico                 previo inserimento nel modulo “Anagrafica dei Dipendenti”                 (già “Dotazione Organica”), i dati relativi ai                 figli all’interno della sezione “Nucleo Familiare”.

           

Congedo straordinario assistenza familiari disabili

La disposizione in materia di congedo straordinario per l’assistenza di persona disabile in situazione di gravità è stata riformata inserendo tra i soggetti individuati prioritariamente ai fini della concessione del congedo, al pari del coniuge, la parte di un’unione civile e il convivente di fatto.
Il congedo può essere fruito entro 30 giorni (e non più 60) dalla richiesta, oltre alla possibilità di instaurare la convivenza anche successivamente alla presentazione della domanda, purché sia garantita per tutta la fruizione del congedo.

    

       

       

           

       

    

                DIPENDENTI P.A.

               

               

               

Riguardo ai dipendenti delle pubbliche                 amministrazioni, l’INL precisa che la richiesta di                 concessione del congedo viene effettuata per via ordinaria e                 pertanto la verifica del rispetto dei tempi sopra indicati non                 avviene tramite l’applicativo informatico.
Per la                 fruizione del congedo è previsto che su “Anagrafica                 dei dipendenti” (già “Dotazione Organica”)                 vengano inseriti i dati relativi al provvedimento di concessione                 del diritto al lavoratore ed, in particolare, le date di inizio e                 termine del periodo di congedo. L’assenza del lavoratore,                 in corrispondenza delle giornate e dei periodi di fruizione,                 comporta che il sistema generi il corrispondente giustificativo                 (AZ).

           

Permessi per assistenza familiari con disabilità grave

In materia di permessi per assistenza ai familiari con disabilità grave, la nuova disposizione stabilisce che:
– si applica anche al lavoratore dipendente pubblico;
– tra i titolari del diritto rientra anche la parte di un’unione civile e il convivente di fatto;
– fermo restando il limite complessivo di tre giorni, per l’assistenza allo stesso individuo con disabilità in situazione di gravità, il diritto può essere riconosciuto, su richiesta, a più soggetti tra quelli sopra elencati, che possono fruirne in via alternativa tra loro.
Viene superato, dunque, il principio del “referente unico dell’assistenza”, in base al quale, nel previgente sistema, a esclusione dei genitori – per i quali è sempre stata prevista tale facoltà – non poteva essere riconosciuta a più di un lavoratore dipendente la possibilità di fruire dei giorni di permesso per l’assistenza alla stessa persona in situazione di disabilità grave. Pertanto, dal 13 agosto 2022, più soggetti aventi diritto possono richiedere l’autorizzazione a fruire di tali permessi, alternativamente tra loro, per l’assistenza alla stessa persona disabile grave.

Priorità nella trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale

Viene riconosciuta la priorità nella trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, in caso di patologie oncologiche o gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti riguardanti, oltre che il coniuge, la parte di un’unione civile o il convivente di fatto.

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