Gli immobili di culto non producono reddito

    

                                            

    

30 AGO 2022 Le unità immobiliari e le loro pertinenze destinate esclusivamente all’esercizio delle attività di culto, non identificate dalla categoria catastale “E/7 – Fabbricati destinati all’esercizio pubblico dei culti attribuita agli edifici di culto”, non si considerano produttive di reddito, a condizione che tali immobili abbiano le caratteristiche proprie all’uso specifico cui sono destinati (Agenzia Entrate – risposta 29 agosto 2022 n. 439).

L’art. 36 del TUIR prevede non si considerano produttive di reddito, se non sono oggetto di locazione, le unità immobiliari destinate esclusivamente all’esercizio del culto e le loro pertinenze, compresi i monasteri di clausura.

Dal tenore letterale della citata disposizione emerge che il regime di favore richiede espressamente la condizione che l’immobile sia “destinato esclusivamente all’esercizio del culto”. Al riguardo, appare opportuno richiamare anche quanto affermato dalla Corte di Cassazione secondo cui “non sussiste alcuna relazione tra rendita catastale attribuita ed esenzione dall’imposizione riconosciuta a un edificio per la sua specifica destinazione d’uso, in quanto, come questa Corte ha già avuto modo di chiarire, la rendita catastale non costituisce un’imposta né un presupposto d’imposta.

Non appare incompatibile con il quadro normativo e giurisprudenziale sopra richiamato che un immobile sia destinato all’esercizio del culto pur avendo caratteristiche costruttive e tipologiche tali da comportare, secondo la disciplina catastale, l’attribuzione di una categoria differente da quella “E/7-Fabbricati destinati all’esercizio pubblico dei culti attribuita agli edifici di culto”, purché abbia le caratteristiche proprie all’uso specifico cui è destinato e il relativo utilizzo avvenga nel rispetto delle normative vigenti nonché delle eventuali autorizzazioni previste.

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