Incaricati alle vendite non residenti: esclusa la ritenuta sulle provvigioni

    

                                            

    

Nel caso in cui l’intermediario, e specificamente l’incaricato alle vendite a domicilio, non residente, non si avvalga di una stabile organizzazione in Italia, le provvigioni corrisposte dal soggetto committente si configurano come reddito d’impresa, ma non sono tassabili in Italia e, quindi, non sorge alcun obbligo di ritenuta (Corte di Cassazione – Sentenza 07 settembre 2022, n. 26370)

IL CASO

La controversia esaminata dalla Corte di Cassazione riguarda un avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha contestato alla società contribuente, tra l’altro, la mancata applicazione della ritenuta a titolo di imposta sulle provvigioni corrisposte agli incaricati alle vendite non residenti, recuperando le somme corrispondenti, oltre sanzioni e interessi.
Nella fattispecie, la società di è avvalsa dell’opera di soggetti, non residenti e privi di stabile organizzazione in Italia, incaricati alla vendita a domicilio, corrispondendo agli stessi, a titolo di provvigione indiretta per le vendite effettuate dalla linea, da loro creata e composta da ulteriori e diversi incaricati alle vendite residenti, un bonus.
I giudici tributari hanno confermato la pretesa tributaria, sostenendo che gli incaricati della vendita non residenti e privi di una stabile organizzazione in Italia non possono essere ivi considerati come imprenditori ed esercitare in Italia un’attività produttiva di reddito di impresa, per cui i compensi degli incaricati in questione, non essendo stati percepiti nell’esercizio di un’attività di impresa, devono ritenersi redditi diversi risultando così imponibili in Italia, ai sensi dell’art. 23, co. 1, lett. f) del TUIR e soggetti a ritenuta a titolo di imposta del 30% ex art. 25, DPR n. 600 del 1973.
La decisione è stata impugnata dalla società contribuente.

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società contribuente, annullando l’avviso di accertamento, sulla base della seguente ricostruzione del quadro normativo di riferimento:
a) l’art. 23 del TUIR (rubricato “Applicazione dell’imposta ai non residenti”) considera al suo primo comma, lett. e) prodotti in Italia i redditi d’impresa derivanti da attività esercitate nel territorio mediante stabili organizzazioni e alla lettera f) i redditi diversi derivanti da attività svolte nel territorio dello Stato e da beni che si trovano nel territorio dello stesso;
b) l’art. 67 del TUIR (rubricato “Redditi diversi”) prevede che sono redditi diversi se non sono conseguiti nell’esercizio delle arti o di professioni o di imprese commerciali ……né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente: i) i redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente;
c) l’art. 25 del DPR n. 600 del 1973 (rubricato “Ritenuta sui redditi di lavoro autonomo e su altri redditi”), nel prevedere l’obbligo di operare la ritenuta, a titolo di acconto dell’imposta, sul reddito delle persone fisiche dei percipienti, residenti nello Stato, sui compensi comunque denominati, esclude espressamente dalla ritenuta le prestazioni effettuate nell’esercizio di imprese. Il secondo comma dello stesso articolo stabilisce: salvo quanto disposto nell’ultimo comma del presente articolo, se i compensi e le altre somme di cui al comma precedente sono corrisposti a soggetti non residenti deve essere operata una ritenuta a titolo di imposta del trenta per cento anche per le prestazioni effettuate nell’esercizio di imprese. Ne sono esclusi i compensi …corrisposti a stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti;
d) l’art. 25-bis del DPR n. 600 del 1973 (rubricato “Ritenuta sulle provvigioni inerenti a rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari”), nel perseguire lo scopo di rendere più sicuro e certo il prelievo fiscale per la specifica tipologia di reddito conseguito dalle categorie degli intermediari del commercio, tra i quali sono espressamente ricompresi i venditori a domicilio, ha di fatto introdotto una deroga all’ordinaria disciplina del reddito d’impresa, in quanto prevede l’assoggettamento a ritenuta di componenti positivi di reddito costituenti a tutti gli effetti ricavi tipici d’impresa. I soggetti a cui si riferisce l’art. 25-bis del DPR n. 600 del 1973, infatti, sono considerati titolari di reddito d’impresa, sempreché l’attività d’intermediazione commerciale sia esercitata in modo continuativo per professione abituale.
La Corte Suprema ha precisato che in base alla disciplina fiscale di riferimento (art. 55 del TUIR), per esercizio di imprese commerciali si intende lo svolgimento con il carattere dell’abitualità (ancorché non in via esclusiva) delle attività indicate nell’art. 2195 c.c., anche se non organizzate in forma d’impresa”.
Tra le attività commerciali elencate nell’art. 2195 c.c. rientrano, annoverate nel numero 5), quelle denominate “ausiliarie”, nel cui ambito definitorio è fatta rientrare anche l’attività promozionale delle vendite esercitata dagli agenti di commercio (con o senza rappresentanza) la quale, pertanto, configura un’attività d’impresa ed i relativi ricavi conseguiti, costituiti tipicamente dalle provvigioni, costituiscono, pertanto, componenti positivi del reddito d’impresa. Pertanto, l’art. 25-bis del DPR n. 600 del 1973 non interviene nell’ambito definitorio di tali redditi, la cui natura rimane quella dei redditi d’impresa, ma si limita ad introdurre una nuova modalità di riscossione dell’imposta tramite l’effettuazione della ritenuta alla fonte.

In conclusione, secondo la Corte Suprema, esclusa la mera occasionalità della prestazione, deve ritenersi che la qualifica del reddito di impresa permane anche nei confronti degli intermediari/agenti professionali non residenti. In tal caso, il presupposto impositivo nei confronti del soggetto non residente si verifica esclusivamente nell’ipotesi in cui i redditi derivino da un’attività esercitata in Italia mediante una stabile organizzazione. Viceversa, nel caso in cui l’intermediario non residente non si avvalga di una stabile organizzazione nel territorio dello Stato, le provvigioni corrisposte dal soggetto committente non sono tassabili in Italia e, quindi, non sorge alcun obbligo di ritenuta.

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