Indennizzo al pubblico dipendente in trasferta con mezzo proprio: disciplina fiscale

    

                                            

    

05 AGO 2022 Se l’indennizzo basato sulle tariffe del trasporto pubblico risulta di importo uguale o minore rispetto a quello determinato in base alle tabelle ACI, è da considerarsi non imponibile ai sensi dell’articolo 51, comma 5, del Tuir; se, invece, risulta di importo maggiore, la differenza è da considerarsi reddito di lavoro dipendente ai sensi dell’articolo 51, comma 1, del Tuir. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 02 agosto 2022, n. 405)

Nella fattispecie posta all’esame dell’Amministrazione finanziaria, il Comune istante rappresenta che l’articolo 6, comma 12, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, come modificato dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha previsto, sia pure con alcune eccezioni, la disapplicazione delle disposizioni, anche contrattuali, che disciplinavano il rimborso delle spese sostenute dal pubblico dipendente autorizzato a servirsi per la trasferta del mezzo proprio.
L’ Istante, in particolare, intende autorizzare, in via eccezionale, i propri dipendenti all’utilizzo del mezzo di trasporto personale per effettuare delle trasferte in presenza di particolari esigenze di servizio e di determinate condizioni che favoriscano un miglior espletamento dell’attività lavorativa, anche in termini di economicità, riconoscendo un indennizzo corrispondente alla somma che il dipendente avrebbe speso ove fosse ricorso ai mezzi di trasporto pubblico.
Ciò premesso, l’ Istante chiede di sapere se l’indennità che intende riconoscere ai propri dipendenti per l’utilizzo del mezzo personale di trasporto debba concorrere interamente alla formazione del reddito di lavoro dipendente ai sensi dell’articolo 51, comma 1, del Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (Tuir), o se alla stessa possa applicarsi il regime delle trasferte previsto dal comma 5 del medesimo articolo 51.
In relazione al caso di specie, fermo restando che esula dalle competenze dell’Agenzia delle Entrate la corretta applicazione da parte dell’istante dell’articolo 6, comma 12, del d.l. n. 78 del 2010, si rappresenta che in riscontro alla richiesta di documentazione integrativa, l’istante ha precisato di voler autorizzare, in presenza di particolari esigenze di servizio, i dipendenti all’utilizzo del mezzo proprio per l’esecuzione delle trasferte, prevedendo, solo in caso di trasferte svolte al di fuori del territorio comunale, il riconoscimento di un indennizzo a ristoro delle spese sostenute.
Tale indennizzo, riconosciuto in misura pari alla somma che il dipendente avrebbe speso ove fosse ricorso ai mezzi di trasporto pubblico (ad esempio costo del biglietto del treno, del bus, ecc.), sarà corrisposto a prescindere dalla considerazione analitica della spesa effettivamente sostenuta e senza esibizione di idonea documentazione; lo stesso sarà sostitutivo delle spese direttamente sostenute dal lavoratore con il mezzo proprio per il viaggio (es. carburante, pedaggio autostradale, parcheggio), le quali pertanto non saranno rimborsate.
L’ Istante ha allegato, inoltre, la circolare interna che regolamenta il riconoscimento dell’indennizzo, nella quale è precisato che « l’utilizzo del proprio mezzo di trasporto con rimborso, va considerato in via eccezionale ed in subordine ad una verifica di convenienza economica rispetto ad altri mezzi di trasporto confrontando la spesa complessiva dell’uso del mezzo proprio (indennità chilometrica e/o spese per pedaggi autostradali e/o parcheggi) con la spesa derivante dall’eventuale utilizzo dei mezzi pubblici e dell’eventuale pernottamento» e che « il rimborso dell’utilizzo del mezzo proprio può realizzarsi solo in presenza di particolari ed eccezionali esigenze di servizio ed alle seguenti condizioni:
a) impossibilità oggettiva di raggiungere il luogo di missione con mezzi pubblici, sia per effettiva mancanza degli stessi (ad esempio località non raggiunte da treni o bus) o per oggettive scarsità di mezzi che precludano l’arrivo del dipendente entro l’orario di inizio del servizio di trasferta;
b) impossibilità oggettiva di raggiungere diverse sedi di servizio in trasferta durante la stessa giornata lavorativa utilizzando i mezzi pubblici;
c) possibilità, solo usando il mezzo proprio, di evitare eventuali spese di pernottamento».
La circolare precisa, altresì, che « qualora, al di fuori delle ipotesi sopra indicate in cui è previsto il rimborso, il dipendente intenda utilizzare il mezzo proprio al fine di rendere più agevole il suo spostamento, potrà comunque conseguire l’autorizzazione da parte dell’amministrazione, con il limitato effetto di ottenere la copertura assicurativa, senza tuttavia avere diritto alla liquidazione dell’indennizzo».
Nel caso in esame, l’indennità riconosciuta per le trasferte svolte al di fuori del territorio comunale è parametrata al costo di percorrenza stabilito in base alle tariffe del trasporto pubblico e non al costo chilometrico relativo al veicolo usato dal dipendente, che costituisce, parametro di riferimento ai fini della detassazione.
Alla luce dei chiarimenti sopra forniti, si ritiene, pertanto, che laddove l’indennizzo basato sulle tariffe del trasporto pubblico risulti di importo uguale o minore rispetto a quello determinato in base alle tabelle ACI, lo stesso sarà da considerarsi non imponibile ai sensi dell’articolo 51, comma 5, del Tuir.
Diversamente, nell’ipotesi in cui l’indennità di trasferta determinata in base alle tariffe del trasporto pubblico risulti di importo maggiore rispetto a quella determinata sulla base delle tabelle ACI, la differenza sarà da considerarsi reddito di lavoro dipendente ai sensi dell’articolo 51, comma 1, del Tuir.

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