prestazioni mediche e regime IVA

                                            

    

L’Agenzia delle entrate, con la risposta del 9 settembre 2022, n. 452, ha fornito chiarimenti sul regime di esenzione IVA previsto dall’articolo 10, comma 1, n. 18) del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, in relazione alle prestazioni mediche.

L’articolo 10, comma 1, n. 18), del d.P.R. n. 633 del 1972 esenta da IVA le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell’esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza, ai sensi dell’articolo 99 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, ovvero individuate con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro delle finanze.
Il regime di esenzione è, dunque, riconosciuto a condizione che le prestazioni mediche siano:
– dirette esclusivamente alla tutela, al mantenimento nonché al ristabilimento della salute della persona;
– fornite da soggetti in possesso delle qualifiche professionali richieste dalla legge.
Relativamente alla definizione di “prestazione medica”, la Corte di giustizia europea ha evidenziato che tale nozione non si presta ad un’interpretazione che includa interventi medici diretti ad uno scopo diverso da quello della diagnosi, della cura e, nella misura possibile, della guarigione di malattie o di problemi di salute. Anche se le prestazioni mediche devono avere uno scopo terapeutico, da ciò non consegue necessariamente che lo stesso debba essere inteso in un’accezione particolarmente rigorosa. Non costituisce causa ostativa al riconoscimento del regime di esenzione la circostanza che gli esami o gli altri trattamenti medici a carattere preventivo siano effettuati su persone non affette da alcuna patologia o anomalia di salute, stante la finalità generale di rendere maggiormente accessibili le cure mediche, riducendone gli oneri di spesa.
Non possono, invece, beneficiare del regime agevolativo le prestazioni mediche effettuate per un fine diverso da quello di tutelare, vuoi mantenendola o vuoi ristabilendola, la salute delle persone. Ai fini del riconoscimento del regime di esenzione occorre, dunque, avere riguardo non alla prestazione medica in quanto tale, bensì alla finalità cui la stessa è sottesa.
Inoltre, nella sentenza dell’11 gennaio 2001 causa C-76/99, viene affermato che ai fini di un’eventuale esenzione dall’IVA delle prestazioni di trasmissione di prelievi medici, occorre considerare lo scopo in vista del quale tali prelievi vengono effettuati. Pertanto, allorché un professionista medico a ciò abilitato prescrive, per l’elaborazione della propria diagnosi ed a scopo terapeutico, che il paziente si sottoponga ad analisi, la trasmissione del prelievo deve essere considerata come strettamente connessa alle analisi stesse e deve di conseguenza fruire di un’esenzione dall’IVA. In altri termini, secondo il giudice comunitario, la prestazione di prelievo e la trasmissione dello stesso ad un laboratorio specializzato costituiscono prestazioni strettamente connesse alle analisi, con la conseguenza che esse devono seguire il medesimo regime fiscale di queste ultime e, pertanto, non devono essere assoggettate all’IVA.
Sul piano della prassi amministrativa interna, la circolare n. 25 del 3 agosto 1979 ha chiarito che fruiscono dell’esenzione anche le prestazioni rese da laboratori radiologici e da laboratori di analisi mediche e di ricerche cliniche, in qualsiasi forma organizzati (ad esempio società di persone o di capitali, enti, ecc.), indipendentemente dal fatto che siano diretti da medici, chimici o biologi.
Ciò nella considerazione che le suddette prestazioni, in quanto rese a scopo di accertamento diagnostico, hanno diretto rapporto con l’esercizio delle professioni sanitarie e, pertanto, vanno considerate alla stregua di qualunque altra prestazione svolta nell’esercizio delle arti e professioni, di cui all’articolo 99 del Testo Unico delle leggi sanitarie.
La circolare n. 13 del 28 febbraio 1991 ha, altresì, precisato che sono riconducibili nell’ambito applicativo dell’esenzione anche le prestazioni mediche che non necessitano di un rapporto diretto con la persona (nel caso specifico si trattava delle prestazioni rese dall’odontotecnico) in quanto svolte nell’esercizio delle arti ausiliare delle professioni sanitarie, cui risultano strettamente e funzionalmente connesse. La risoluzione n. 87/E del 2006 ha, infine, riconosciuto il regime di esenzione alle prestazioni di analisi rese da un laboratorio centralizzato (chiuso al pubblico) ai laboratori associati, che curano i rapporti con i clienti esterni, provvedendo ai prelievi, alla consegna dei risultati e alla fatturazione dell’intera prestazione. Ai fini che qui interessano, giova, altresì, richiamare i chiarimenti forniti con la circolare 2 maggio 1995, n. 129, in base ai quali la cessione tra due o più laboratori odontotecnici che eseguono una o più lavorazioni parziali è esente da IVA ex art. 10, comma 1, n. 18) del d.P.R. n. 633/1972 in quanto prestazioni rese nell’esercizio di arti sanitarie soggette a vigilanza, realizzate e funzionalmente connesse alla prestazione sanitaria resa dal medico-odontoiatra.
Con la risposta n. 452/2022, l’Agenzia delle entrate, infine, chiarisce che il regime di esenzione può trovare riconoscimento tenuto conto della stretta connessione tra le attività svolte dalle parti contraenti. Risulta infatti che, da un lato, la Committente – proprietaria della Struttura Sanitaria dotata di un proprio laboratorio di analisi – cura il rapporto con il paziente, provvedendo ai prelievi e alla raccolta del materiale biologico, dall’altro lato, il soggetto ALFA – una volta ritirati i campioni da esaminare – effettua le analisi presso il proprio laboratorio e trasmette i relativi referti alla Committente, che provvede a consegnarli al paziente.Il rapporto contrattuale che viene ad instaurarsi tra le parti risulta, dunque, funzionale alla realizzazione di un’unica prestazione diretta alla diagnosi e cura della persona, così come richiesto dalla disciplina in esame.

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