Reddito di libertà per donne vittime di violenza

    

                                            

    

04 AGO 2022 La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha disposto la ripartizione su base regionale delle risorse per il riconoscimento del reddito di libertà per le donne vittime di violenza per gli esercizi finanziari 2021 e 2022, definendo la misura e le modalità di accesso al beneficio (Decreto 1° giugno 2022).

Al fine di contenere i gravi effetti economici derivanti dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, in particolare per quanto concerne le donne in condizione di maggiore vulnerabilità, nonché di favorire, attraverso l’indipendenza economica, percorsi di autonomia e di emancipazione delle donne vittime di violenza in condizione di povertà, con il “Decreto Rilancio” (art. 105-bis, del D.L. n. 34/2020) è stato istituito il “Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza”.
Le risorse stanziate per gli esercizi finanziari 2021 e 2022 ammontano a 9 milioni di euro e sono stati ripartiti tra le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sulla base dei dati Istat al 1° gennaio 2021 riferiti alla popolazione femminile residente nei comuni di ciascuna regione appartenente alla fascia di età 18-67 anni.
Le risorse attribuite a ciascuna regione possono essere incrementate dalle medesime regioni con ulteriori risorse proprie trasferite direttamente ad INPS.

A tal fine, è riconosciuto un contributo denominato «Reddito di libertà», stabilito nella misura massima di euro 400 pro capite su base mensile per un massimo di 12 mensilità destinato alle donne vittime di violenza, con o senza figli, seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, al fine di contribuire a sostenerne l’autonomia.
Il reddito di libertà è riconosciuto, su istanza di parte, alle donne che hanno subito violenza e si trovino in condizioni di particolare vulnerabilità o in condizione di povertà, al fine di favorirne l’indipendenza economica, la cui condizione di bisogno straordinaria o urgente è dichiarata dal servizio sociale professionale di riferimento territoriale.

La domanda deve essere presentata all’INPS sulla base del modello predisposto dal medesimo Istituto contenente un’autocertificazione dell’interessata. Alla domanda devono essere allegati:
– la dichiarazione firmata dal rappresentante legale del centro antiviolenza che ha preso in carico la donna, che ne attesti il percorso di emancipazione ed autonomia intrapreso;
– la dichiarazione del servizio sociale professionale di riferimento, che attesti lo stato di bisogno legato alla situazione straordinaria o urgente.
Le modalità di presentazione della domanda saranno definite dall’Inps con successivo provvedimento.

Non può essere accolta più di un’istanza riferita alla donna vittima di violenza e presentata nella medesima regione o in altra regione.

Il reddito di libertà è riconosciuto per sostenere prioritariamente le spese per assicurare l’autonomia abitativa e la riacquisizione dell’autonomia personale nonché il percorso scolastico e formativo dei/delle figli/figlie minori.

È compatibile con altri strumenti di sostegno come il reddito di cittadinanza.

L’INPS ha il potere di procedere eventualmente alla revoca del contributo erogato, qualora dovessero intervenire motivi ostativi al mantenimento dello stesso.

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