Trattamento fiscale della consulenza resa ad un Ministero italiano

              

    

25 MAG 2022 I compensi erogati al consulente non residente per le prestazioni rese al Ministero italiano sono qualificati redditi di lavoro autonomo con ritenuta alla fonte del 30 % di cui all’art. 25, co. 2, D.P.R. n. 600/1973, qualora il medesimo consulente utilizzi le strutture logistiche presenti presso gli Uffici di diretta collaborazione del Ministro integrando i requisiti della sussistenza di una “sede fissa” (Agenzia Entrate – risposta 20 maggio 2022, n. 285).

Il caso di specie riguarda il trattamento fiscale applicabile ai fini Irpef al reddito di lavoro autonomo prodotto da un soggetto residente nei Paesi Bassi per un’attività di consulenza resa ad un Ministero Italiano.

In base all’ordinamento tributario domestico, il criterio di collegamento ai fini dell’attrazione dei compensi nella potestà impositiva dello Stato è costituito dal luogo ove è svolta la prestazione lavorativa. In tal senso, sono imponibili in Italia i soli compensi corrisposti ai lavoratori autonomi non residenti, per l’attività lavorativa svolta in Italia.

La normativa domestica deve, tuttavia, essere coordinata con le disposizioni internazionali contenute nella Convenzione per evitare le doppie imposizioni stipulata tra Italia e Paesi Bassi.

A riguardo, ai sensi dell’art. 14, co. 1, della Convenzione i compensi derivanti dall’attività professionale sono imponibili solo nello Stato di residenza del professionista, a meno che detto professionista non disponga abitualmente di una base fissa per l’esercizio della sua attività nello Stato contraente da cui provengono i compensi.

Ai fini quindi dell’applicazione della normativa italiana risulta fondamentale la verifica della disponibilità, da parte del consulente, di una base fissa in Italia per l’esercizio dell’attività professionale.

A riguardo, sulla base di quanto emerge nel Commentario del Modello OCSE, il concetto di “base fissa” deve essere assimilato al concetto di “stabile organizzazione”, ossia una sede fissa di affari in cui il professionista esercita in tutto o in parte la sua attività indipendente.

Secondo la giurisprudenza, la base fissa può essere equiparata alla nozione di stabile organizzazione i cui elementi costitutivi sono quello materiale ed oggettivo della “sede fissa di affari” e quello dinamico dell’esercizio in tutto o in parte della sua attività. Può essere costituita anche da un locale o da una stanza di proprietà di altri soggetti che, tuttavia, deve essere a disposizione del lavoratore autonomo e nel quale questo esercita la sua attività o parte della stessa.

Pertanto, nel caso in cui il consulente utilizzi le strutture logistiche presenti presso gli Uffici di diretta collaborazione del Ministro integrando i requisiti della sussistenza di una sede fissa di affari in Italia, risulta applicabile sui compensi erogati la ritenuta a titolo d’imposta nella misura del 30% di cui all’art. 25, co. 2, D.P.R. n. 600/1973.

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